SHANTI DEVI, UN FAMOSO CASO DI REINCARNAZIONE IN INDIA

Shanti Devi

Shanti Devi, una bambina nata nel 1926 a Delhi in India, divenne famosa per le sue affermazioni di ricordare la sua vita precedente come donna di nome Lugdi Devi, venuta a mancare nel 1925 all’età di 23 anni (1). La sua storia attirò l’attenzione di Mahatma Gandhi, leader del movimento per l’indipendenza indiana e paladino della nonviolenza.

L’INFANZIA E LE SUE PRIME PAROLE

Shanti Devi e parenti

A soli quattro anni, la bambina iniziò improvvisamente a parlare in un dialetto diverso da quello della sua famiglia, raccontando episodi che sembravano appartenere a un’altra vita. Parlava con naturalezza di Mathura, che lei chiamava “Muttra”, una città indiana situata a circa 140-150 km da Delhi. Descriveva un marito che possedeva un negozio di tessuti, ricordava oggetti domestici e persino dettagli medici legati a un parto cesareo, particolari che stupirono profondamente i medici chiamati a visitarla. Più volte affermò che quella nella quale viveva non era la sua vera casa e che i suoi genitori non rappresentavano la sua vera famiglia: il riaffiorare di ricordi prenatali, modificò il suo sentire e il suo vivere in tutta la sua esistenza.

L’INCONTRO TRA SHANTI DEVI E GANDHI

Kedarnath Chaube, marito di Lugdi

Grazie all’aiuto del preside della sua scuola, Shanti fornì il nome e l’indirizzo del marito della sua vita precedente: Kedar Nath Chaubey, residente a Mathura.

Nel 1935, Gandhi venne a conoscenza del caso e nominò una commissione composta da quindici personalità di spicco, tra cui politici, avvocati, giornalisti e studiosi, per indagare sulle affermazioni della bambina: la commissione la accompagnò a Mathura il 24 novembre del 1935 e durante il viaggio lei riconobbe spontaneamente parenti, case e luoghi, mostrando grande familiarità con la lingua e i costumi locali. 

Un cugino dell’ipotetico precedente marito Kedar, fu da lei subito riconosciuto, e Shanti Devi fu in grado di ricordare specifici episodi privati della sua vita. Successivamente Kedar stesso andò a incontrarla fingendosi un parente: Shanti lo smascherò immediatamente, riconoscendo anche il figlio che aveva avuto come Lugdi e ricordando alcune promesse fatte in punto di morte, tra le varie, quella di non risposarsi e di consacrare una somma di denaro a Krishna.

Addirittura seppe indicare l’esistenza di un pozzo nascosto sotto delle pietre nel cortile della sua “vecchia” casa. Il rapporto ufficiale, pubblicato nel 1936 in un opuscolo di circa 26 pagine, concluse le analisi positivamente in merito alla coerenza dei suoi ricordi.

Il fratello di Lugdi intervistato

La commissione, pur non potendo giungere a conclusioni definitive sulla veridicità delle affermazioni di Shanti Devi, rimase colpita dalla precisione e coerenza dei dettagli forniti: il presidente della commissione, Brijlal Chaube, affermò: “Non c’è dubbio che Shanti Devi crede fermamente di essere stata Lugdi Devi, le sue affermazioni sono degne di seria considerazione”.

Gandhi, pur mantenendo un atteggiamento neutrale sulla questione della reincarnazione (2), fu colpito da questo caso che vide come un esempio del potere della fede e della forza interiore dello spirito umano. Egli non espresse mai una fede dichiarata nella reincarnazione come dogma, ma considerava il fenomeno degno di studio, concentrandosi sul valore spirituale e morale dell’esperienza.

La storia attirò anche l’attenzione di studiosi successivi: l’avvocato Sushil Chandra Bose nel 1952 pubblicò una monografia con interviste a Shanti e al marito Kedar in merito alla presunta vita precedente. Ian Stevenson, celebre studioso di reincarnazione, nel 1960 concluse che Shanti aveva fornito almeno 24 affermazioni corrispondenti a fatti effettivamente verificabili (3). Negli anni ’80, il ricercatore indiano K.S. Rawat la incontrò di persona e ne documentò i ricordi, intervistando anche parenti di Lugdi.

MEMORIA TRA LE DUE VITE?

Un aspetto particolare del caso riguarda i cosiddetti ricordi di intermissione, cioè ciò che Shanti affermava di aver vissuto tra la morte come Lugdi e la nascita successiva: raccontò di aver lasciato il corpo in forma vaporosa, di aver attraversato piani di esistenza popolati da saggi e da un’entità luminosa, di aver assistito alla revisione delle azioni della vita passata e infine di essere stata spinta a reincarnarsi per il forte desiderio di ritornare sulla Terra.

Shanti Devi non si sposò mai, poiché si considerava una vedova, e dedicò la sua vita all’insegnamento della religione e della filosofia induista. Continuò a ricordare episodi della vita precedente anche in età adulta, cosa insolita rispetto ad altri casi simili. Morì a Delhi il 27 dicembre 1987, a 61 anni.

In conclusione, il caso di Shanti Devi rimane uno dei più affascinanti e discussi esempi di presunta reincarnazione del XX secolo. Ciò che sorprende maggiormente, tuttavia, è la rapidità della sua nuova incarnazione: solo un anno sarebbe trascorso tra la morte di Lugdi Devi e la nascita di Shanti, un intervallo così breve apre a diverse possibilità interpretative.

Da un lato, si può leggere il fenomeno come un autentico ricordo di una vita passata, coerente con le tradizioni spirituali dell’India. Dall’altro, non si può escludere una sensibilità medianica spontanea, una forma di connessione sottile con l’anima della defunta Lugdi, che la bambina avrebbe inconsciamente tradotto in memoria personale.

Due ipotesi, dunque reincarnazione o medianità che, pur diverse, convergono nel mostrare quanto misteriosa e profonda sia la natura della coscienza umana (4).

BIBLIOGRAFIA

1 – INIZIAZIONE ALLA REINCARNAZIONE. IL RITORNO DI SHANTI DEVI: UN CASO STRAORDINARIO, STÜRE LÖNNERSTRAND, Edizioni Mediterranee, 1999.

2 – LA MEMORIA DELLE VITE PASSATE E SUA TECNICA. 5° Quaderno. Tommaso Palamidessi, Archeosofica.

3 – REINCARNAZIONE: 20 CASI A SOSTEGNO, Ian Stevenson, Armenia. Edizione originale, TWENTY CASES SUGGESTIVE OF REINCARNATION, Ian Stevenson, 1966, University of Virginia Press.

4 – LA COSTITUZIONE OCCULTA DELL’UOMO E DELLA DONNA. 8° Quaderno. Tommaso Palamidessi, Archeosofica.

5. Riferimenti su Wikipedia.

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